Seguito ai commenti al post sul Bitte, vorremmo chiarire la posizione di Ottocento.
Non c’è nessun accanimento contro l’idea di “discoteca”. E’ il cercare di mascherarla, che irrita. Tutte le attività esposte nell’annuncio sembrano quelle stronzate che scrivi dopo sei mesi di stage per rimpolpare il curriculum: collaborazioni previste e mai fatte; recensioni gratuite per quel tuo amico che scrive su ZeroDue; lavori che hanno un bel nome ma non sono veramente formativi (in questo caso, “culturali”).
E sì, abbiamo qualcosa contro i circoli ARCI e tutte le associazioni lobbistico-sindacaliste, bugiarde e obsolete.
“Lobbistiche”, perché un certo tipo di servizio (vendita di bevande, anyone?), è garantito solo a determinate associazioni riconosciute dal Ministero dell’Interno, come ARCI o ACLI. O ACSI, che dovrebbero essere circoli sportivi ma possono venderti il Jack Daniel’s. Questa limitazione non è colpa delle associazioni, ma obbliga all’associazionismo tra associazioni, per il fatto che se ne costituisco una e voglio creare un capitale degno di tale nome - id est vendere, devo fare parte delle sigle di cui sopra. Il tutto per servizi che, in realtà, dovrebbero essere marginali nelle attività che propongo, non il primo obiettivo. E’ come se per riuscire a tirare su un po’ di soldi fossi obbligato ad entrare nel grande circuito.
“Sindacaliste”, oltre che i vantaggi di tipo strettamente sindacale garantiti ai soci, indica l’approccio accentratore esclusivista tipico dei sindacati e qui applicato alle ARCI: “noi vogliamo un sacco di bene al mondo, allo sviluppo culturale e a te, fratello. Ma solo se sei socio, se no vai a fottere con qualcun altro”. E’ il principio del club, che ci sembra tanto isolazionista, senza contare che non è strettamente necessario: il fatto di aprire le attività esclusivamente ai soci è una scelta dell’associazione nel momento in cui si costituisce come circolo.
“Bugiarde”, perché non mi dovete prendere per il culo. Vuoi fare un’associazione culturale per far conoscere i disegni a pastello dei bambini svantaggiati? Bene. Per fare questo non ti serve essere un ARCI. Sei un ARCI, invece, quando vuoi vendere birra e per farlo accampi la scusa dei bambini. Sei un ARCI quando le proposte culturali divengono una parte a margine della tua attività principale, ovvero l’ESSERE UNA FOTTUTA DISCOTECA. Che non paga molte tasse. Per inciso, c’è molta libertà su ciò in cui un’associazione senza scopo di lucro deve reinvestire i propri utili.
“Obsolete”, perché sinceramente il sindacalismo all’italiana ci ha rotto il cazzo, così come tutti quei sistemi in cui una parte si propone (e considera) buona e aperta agli altri ed è invece un sistema classista ed elitista, solo inverso a quello cui si oppone. Un po’ come l’universo a clessidra dantesco, dove paradiso e inferno alla fine sono la stessa roba ribaltata. Questa concezione ci pare neanche ottocentesca, quantomeno facilona e indifferente alla complessità del reale che cerchiamo sempre di mostrare.
Pertanto, speriamo che il Bitte rimanga chiuso e che i circoli ARCI brucino per l’eternità. Tanto la musica elettronica di scarsa qualità non manca a Milano, cambia solo chi paghi.