Ottocento

un approccio vittoriano alle sfide della società moderna

La rivoluzione

Posted by kaiza su 1/03/2008

Sydney gay pride event turns 30

The event has become one of the largest gay pride festivals in the world and generates millions in tourism for the city of Sydney. This year it will feature a contingent from the Australian defence force. In another first, about 100 ministers and clergy will offer an apology for the treatment of gays and lesbians. It will be similar to the government’s recent “sorry” to indigenous Australians.

NEL FRATTEMPO, IN ITALIA

JOVANOTTI VIOLA LA PAR CONDICIO!

Jovanotti spariglia le regole della par condicio e racconta, sollecitato da Chiambretti, della volta in cui incontrò Silvio Berlusconi nei bagni dello stadio San Siro: “Ma arrivava al lavandino?”, chiede Piero; “Quello non me lo ricordo – risponde Lorenzo – mi ricordo che ha fatto pipì… e non si è lavato le mani”.

Sembra folle, eppure è successo. La notizia ci giunge anche da altre testate italiane:

La par condicio, temuta e al tempo stesso evocata, alla fine è finita sotto i riflettori dell’Ariston . E’ stato Jovanotti, seppure in maniera molto velata, il primo a violarla. Ma la colpa, a dire il vero, non è sua, bensì di Piero Chiambretti che durante un siparietto fuori programma con il cantante toscano ha citato il leader della Casa delle Libertà: «So che sei stato in un bagno dello stadio di San Siro insieme a Berlusconi – ha detto il conduttore, riferendosi ad un episodio citato in una biografia del rapper -. Arriva al lavandino?». «Non lo so – ha risposto Jovanotti – perchè abbiamo fatto pipì ma lui non si è lavato le mani».

Calma, signori, calma.

Vediamo di fare un po’ di chiarezza e, come al solito, di fare in modo che ognuno si assuma le proprie responsabilità. Il 28 febbraio il rapper Jovanotti, in arte Lorenzo Cherubini (o forse era il contrario?), dichiara:”[…] non mi piace questa cosa di dover firmare la liberatoria per la par condicio, perché so che non direi mai nulla per influenzare le elezioni. Non utilizzerei mai Sanremo per fare propaganda”. E’ subito polemica: perché non vuole firmare? Forse ha qualcosa da nascondere? La risposta arriva immediata grazie al giornalismo d’inchiesta di Stefano Manucci (questo?), inviato a Sanremo per l’importante quotidiano IL TEMPO:

Mica è scemo: non la canterà. Nei suoi 15 minuti di performance come superospite all’Ariston Jovanotti eseguirà solo «cose nuove fatte in modo nuovo», precisa.
Del resto, l’album “Safari” sta andando fortissimo e allora «perché dovrei eseguire un pezzo di tre anni fa?». Dunque, niente “Mi fido di te”, l’inno estemporaneo del Partito Democratico, con buona pace di chi cercava l’incidente elettorale. «Nessuno mi ha vietato nulla: in quel caso mi verrebbe voglia di eseguirla. La par condicio? Non firmerò liberatorie per garantire l’apoliticità del mio intervento. Ho 41 anni, so prendermi le mie responsabilità».

Polemiche elettorali, dunque. Ma Lorenzo è un Giovane Democratico(TM) di quarantun anni, sa prendersi le sue responsabilità e non farà certo come i suoi avversari politici, che approfitterebbero dell’esibizione per fare propaganda al proprio partito. Perché è democratico. Il rapper dice inoltre che non sottoscriverà nessun accordo di non belligeranza ma poi, con una mossa inaspettata, sorprende tutti e firma la liberatoria sulla par condicio concludendo “felicemente” le “tensioni” con l’organizzazione.

Arriviamo così alla serata degli scandali in quello che potremmo definire il festival dei veleni. Piero Chiambretti, noto per la sua astuzia, odora il colpaccio e pungola Jovanotti sul Gran Nemico; Lorenzo, responsabile ma un po’ ingenuo, abbocca e prende parte al dileggio. Non è chiaro che cosa abbia detto di preciso, giacché i due maggiori quotidiani nazionali riportano, citando, parole leggermente diverse e certo non vale la pena riguardare la puntata per saperne di più. Nel dubbio, comunque, la redazione di Ottocento ritiene più plausibile la versione “Non lo so, perchè abbiamo fatto pipì ma lui non si è lavato le mani” perché lo dice Girlpower Adnkronos.

Ma che cos’è questa, la rivoluzione? Dall’altra parte del mondo si abusa della par condicio per celebrare il trentennale delle checche e qui, dove è stata inventata, invece che proclamare il family day perpetuo la si rinnega. Fosse solo questo! Il festival è partito subito indiavolato: Baudo (classe 1936) dice “merda”, Arbore (1937) lo spalleggia ed ecco che a formare un triumvirato improvvisato si unisce Mike (1924), il quale però redarguisce il giovane presentatore, perché “non deve dire parolacce”. Dall’altra parte la provocazione di Briatore:

‘Organizzare io il Festival? Sono troppo giovane, non ho ancora 70 anni’. Con una battuta Flavio Briatore risponde ad una domanda su Sanremo. Senza fare nomi ma riferendosi a chi presenta il Festival Briatore intervenuto nella videochat del sito della Gazzetta dello Sport aggiunge: ‘Non si puo’ presentare un prodotto come si faceva 20 anni fa. La gente di 70 anni non puo’ piu’ fare strategie. I 70enni devono andare in pensione’.

Briatore, che di anni ne ha 58, è in effetti un ragazzino. Certo che in Italia non ci si annoia mai! Ma qual è il punto di vista della redazione di Ottocento?

Ottocento individua nella tradizione la vera innovazione, per cui riteniamo che entrambe le posizioni siano valide: sia quella degli “arzilli vecchietti” che quella dei “giovani rivoluzionari” à la Briatore et Cherubini. Proponiamo quindi una sintesi di conservatorismo e rivoluzione. Anzi:

conservatorismo + rivoluzione + par condicio + famiglia + rispetto + responsabilità + democrazia

=

Ecco fatto. I SONOHRA mettono tutti d’accordo. Evviva la musica, evviva la gioventù, evviva l’Italia!

(Per le brevi di cronaca, l’Uganda sta muovendo – forse – verso un accordo di pace. Ora però torniamo ad ascoltare i SONOHRA!)

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