Ottocento

un approccio vittoriano alle sfide della società moderna

Lo aspettavamo da tempo…

Posted by kaiza su 26/03/2008

…e finalmente è in dirittura d’arrivo il nuovo album di Vasco!

Per portare a termine il nuovo disco ci sono voluti due anni di lavoro ma il rocker di Zocca non ha perso il suo tocco. Continua a raccontare la sua vita facendo delle canzoni lo strumento per trovare un posto nel mondo. Con un’abilità speciale nel comporre brani destinati a diventare inni per le generazioni che continuano a ingrossare le file dei suoi fan. Se un filo conduttore si può identifcare nei vari brani è sicuramente nella capacità di sognare vista come rimedio alla realtà sempre più da reality show, come quella descritta in ‘Basta poco’, il pezzo che chiude l’album e che era già da tempo stato messo in rete. “Ed è proprio quello che non si potrebbe che vorrei / ed è sempre quello che non si farebbe che farei / ed è proprio quando arrivo lì che ritornerei” è l’autoritratto tracciato nel ‘Mondo che vorrei’ una delle ballate dell’album, insieme a ‘E adesso che tocca a me’, una sorta di nuova ‘Va bene così’ e a brani d’amore o sull’amore come ‘Vieni qui’ e ‘Non vivo senza te’ dove c’è una delle strofe più belle del disco: “vuoi che lo canti in una splendida canzone / così la sentirai da milioni di persone /, non vivo senza te /, scrivere una canzone è come ballare per ore /, prima di cadere a terra finito nello sforzo finalmente morto“. Ovviamente c’è molto spazio per il Vasco Rossi rocker senza se e senza ma, come quello che inneggia alla donna che “riempie i jeans” con le schitarrate incendiarie di Slash, o nell’ironia che esplode nell’accensione rock della strofa di ‘Dimmelo te’, nel quasi ‘nu metal’ di ‘Cosa importa a me’, nel muro di chitarre di ‘Qui si fa la storia’ e ‘Non sopporto’. Registrato tra Los Angeles e Bologna, prodotto da Guido Elmi e realizzato con gli inseparabili compagni d’avventura Tullio Ferro e Gaetano Curreri con il contributo di Celso Valli, ‘Il mondo che vorrei’ celebra i 30 anni di carriera di Vasco Rossi. “Fin dal mio esordio con ‘Ma cosa vuoi che sia una canzone’ il linguaggio musicale che ho sempre usato è il rock oggi è soltanto eseguito meglio”, ha detto il Blasco. Anche i temi delle canzoni sono fondamentalmente gli stessi, anche se il punto di vista è inevitabilmente cambiato con l’età e la condizione di star. I fan non stenteranno a trovare punti di contatto con i lavori precedenti così come non sarà difficile constatare come ogni volta Vasco riesca ad aggiungere qualcosa dal punto di vista della qualità musicale. Saranno stampate 4500 copie del singolo e 4000 dell’album in vinile, in edizione limitata e numerata.

Il grande Vasco è tornato: quello che ripete gli stessi concetti da vent’anni, quello che propone punti di vista obsoleti sulla società, quello che dice tutto quello che noi pensiamo ma in maniera più semplice e sostanzialmente peggiore. Per inciso, l’espressione “schitarrate incendiarie” è tipica dei quarantenni che vogliono fare i giovani ma non riescono ad andare oltre il sistema semiotico Pezzali-Repetto: come quando dicono che il nuovo computer poco performante che hanno acquistato è una bomba. Old news.

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Una Risposta to “Lo aspettavamo da tempo…”

  1. spumone said

    sia lodato gesù cristo!

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