Ottocento

un approccio vittoriano alle sfide della società moderna

Negli anfratti reconditi della psiche

Posted by kaiza su 9/04/2008

Per la seconda volta nel giro di quattro giorni Silvio Berlusconi chiama in causa il Quirinale. Ma stavolta non è per il voto. E’ per il dopo-voto: è a proposito della possibilità che la presidenza di una delle Camere possa venir data all’opposizione. Questa eventualità, precisa il Cavaliere in tv, potrebbe verificarsi solo “se fosse eletto un altro capo dello Stato nella nostra parte politica”. In questo caso, che lui definisce subito una “ipotesi di scuola”, riterrebbe “un dovere dare la seconda carica dello Stato, cioé la presidenza del Senato, ad un esponente di sinistra”. Altrimenti non se ne parla perché, rincara la dose in serata, “i politologi inglesi sostengono che ci debba essere un sistema di pesi e contrappesi perché la sinistra, pur avendo pareggiato con noi e avendo vinto le elezioni con una serie di brogli, ha messo tutte le mani sulle istituzioni dello Stato”. Giorgio Napolitano, ricorda infatti Berlusconi, “é stato eletto dalla sinistra”.

“Il nostro Paese, insomma – taglia corto – non è un regime di piena democrazia”.

Normalmente, la redazione di Ottocento non commenta le stronzate di Berlusconi. E indovinate un po’, non lo faremo neanche adesso. Siamo invece orgogliosi di comunicare che finalmente abbiamo scardinato il suo sistema psichico e morale, quello su cui basa ogni suo intervento, la base stessa del suo pensiero – da quando mangia la mozzarella a quando dice “io non ho mai detto che”. Ecco, il mondo, nella testa di Berlusconi, funziona più o meno così:

1. Un essere umano non può recare danno o offesa o critica a Silvio Berlusconi, né può permettere che, a causa del suo mancato intervento, Silvio Berlusconi riceva danno o offesa o critica.

2. Un essere umano deve obbedire agli ordini impartiti da Silvio Berlusconi, purché tali ordini non contrastino con la Prima Legge.

3. Un essere umano deve proteggere il Partito, purché questa difesa non contrasti con la Prima e/o la Seconda Legge.

Il terzo punto crea ancora alcuni dubbi agli analisti: non sanno se “il Partito” significhi “il Popolo delle Libertà” o “Silvio Berlusconi”.

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