Ottocento

un approccio vittoriano alle sfide della società moderna

Archive for maggio 2008

L’estate è alle porte.

Posted by kaiza su 31/05/2008

Questo implica che, come ogni anno, saremo subissati da servizi telegiornalistici intitolati “che caldo che fa”, che prevedono:

  • cinque minuti di immagini di ‘sti cazzo di “turisti che cercano un po’ di refrigerio nelle piazze italiane”.
  • collegamenti con Milano, Torino, Venezia, Firenze, Bologna, Roma, Napoli, Bari, Palermo – dove giornalisti dalla camicia bianca sbottonata sono pagati per svegliarsi alle otto e dirci che “alle nove la colonnina di mercurio segna già 48 °C”. Mentre la telecamera inquadra un termometro digitale su un palazzo di fianco alla scritta “Canon”.
  • rapporti costanti della società autostrade dove spiegano che oggi è una giornata da “bollino nero” a causa dell'”esodo estivo”, mentre immagini di piccoli monitor che mostrano una scia grigiastra a loro dire illustrano la situazione in tempo reale al casello di Mestre. O è Pescara?
  • interviste all’esperto che ci dice che “i consigli sono sempre quelli”. Questa affermazione in teoria dovrebbe essere sufficiente – come in matematica ci riconduciamo ad un teorema precedentemente dimostrato. E invece no, l’esperto suggerisce di bere molta acqua, di non uscire nelle ore più calde (soprattutto anziani e bambini), di mangiare frutta e verdura ed evitare i pasti abbondanti, specialmente prima di mettersi alla guida.
  • interviste al controesperto esoterico, che spiega come nella medicina ayurvedica si curi l’eccessiva sudorazione con impacchi di merda bollente.
  • interviste a persone in un parco / all’idroscalo che: (a) Dicono che loro le vacanze le hanno già fatte (e non è vero). (b) Dicono che loro preferiscono stare in città quando tutti sono partiti (e non è vero). (c) Dicono che loro le vacanze le fanno ad ottobre (e non è vero). (d) Dicono che l’idroscalo fa schifo, ma loro lavorano e non hanno alternative (e non è vero).
  • rapporti sull’emergenza incendi, di cui molti dolosi, che stanno distruggendo aree boschive protette che in teoria erano già completamente bruciate l’anno prima.
  • melodrammi su vecchi che muoiono soli.
  • rapporti delle associazioni di categoria che mostrano come, anche quest’anno da quarant’anni, i turisti diminuiscano, i prezzi aumentino, il 40% in più degli italiani preferisca l’Italia alle mete esotiche, il 40% in più degli italiani preferisca le mete esotiche all’Italia, il 40% in più degli italiani preferisca l’Italia all’Italia. Comunque Rimini è sempre piena di figa minorenne.
  • immagini dei “VIP”, che sono esattamente dove li avevamo lasciati un anno prima. Briatore è ancora vivo, ma qualche altro personaggio conosciuto morirà entro la fine di agosto.

Purtroppo l’unica soluzione è quella di barricarsi in casa e aspettare che passi. Ma che fare per tre lunghi mesi? Provate con dei giochi di abilità e dei rompicapo come, per esempio, cambiare il tema di Leopard, trovare il tasto CANC in un macbook, o qualsiasi altra attività metta in correlazione il concetto “Apple” con i concetti “utile” o “personalizzato”.

D’altra parte, il Mac non è che un elettrodomestico bianco e costoso o, come lo definiva saggiamente Mortecattiva, “un pc fatto di merda“.

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Ancora sul Bitte

Posted by kaiza su 28/05/2008

Seguito ai commenti al post sul Bitte, vorremmo chiarire la posizione di Ottocento.

Non c’è nessun accanimento contro l’idea di “discoteca”. E’ il cercare di mascherarla, che irrita. Tutte le attività esposte nell’annuncio sembrano quelle stronzate che scrivi dopo sei mesi di stage per rimpolpare il curriculum: collaborazioni previste e mai fatte; recensioni gratuite per quel tuo amico che scrive su ZeroDue; lavori che hanno un bel nome ma non sono veramente formativi (in questo caso, “culturali”).

E sì, abbiamo qualcosa contro i circoli ARCI e tutte le associazioni lobbistico-sindacaliste, bugiarde e obsolete.

“Lobbistiche”, perché un certo tipo di servizio (vendita di bevande, anyone?), è garantito solo a determinate associazioni riconosciute dal Ministero dell’Interno, come ARCI o ACLI. O ACSI, che dovrebbero essere circoli sportivi ma possono venderti il Jack Daniel’s. Questa limitazione non è colpa delle associazioni, ma obbliga all’associazionismo tra associazioni, per il fatto che se ne costituisco una e voglio creare un capitale degno di tale nome – id est vendere, devo fare parte delle sigle di cui sopra. Il tutto per servizi che, in realtà, dovrebbero essere marginali nelle attività che propongo, non il primo obiettivo. E’ come se per riuscire a tirare su un po’ di soldi fossi obbligato ad entrare nel grande circuito.

“Sindacaliste”, oltre che i vantaggi di tipo strettamente sindacale garantiti ai soci, indica l’approccio accentratore esclusivista tipico dei sindacati e qui applicato alle ARCI: “noi vogliamo un sacco di bene al mondo, allo sviluppo culturale e a te, fratello. Ma solo se sei socio, se no vai a fottere con qualcun altro”. E’ il principio del club, che ci sembra tanto isolazionista, senza contare che non è strettamente necessario: il fatto di aprire le attività esclusivamente ai soci è una scelta dell’associazione nel momento in cui si costituisce come circolo.

“Bugiarde”, perché non mi dovete prendere per il culo. Vuoi fare un’associazione culturale per far conoscere i disegni a pastello dei bambini svantaggiati? Bene. Per fare questo non ti serve essere un ARCI. Sei un ARCI, invece, quando vuoi vendere birra e per farlo accampi la scusa dei bambini. Sei un ARCI quando le proposte culturali divengono una parte a margine della tua attività principale, ovvero l’ESSERE UNA FOTTUTA DISCOTECA. Che non paga molte tasse. Per inciso, c’è molta libertà su ciò in cui un’associazione senza scopo di lucro deve reinvestire i propri utili.

“Obsolete”, perché sinceramente il sindacalismo all’italiana ci ha rotto il cazzo, così come tutti quei sistemi in cui una parte si propone (e considera) buona e aperta agli altri ed è invece un sistema classista ed elitista, solo inverso a quello cui si oppone. Un po’ come l’universo a clessidra dantesco, dove paradiso e inferno alla fine sono la stessa roba ribaltata. Questa concezione ci pare neanche ottocentesca, quantomeno facilona e indifferente alla complessità del reale che cerchiamo sempre di mostrare.

Pertanto, speriamo che il Bitte rimanga chiuso e che i circoli ARCI brucino per l’eternità. Tanto la musica elettronica di scarsa qualità non manca a Milano, cambia solo chi paghi.

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Noooooooooo!

Posted by kaiza su 27/05/2008

Vi ricordate del BITTE? Ecco, lo stato imperialista fascista L’HACCHIUSO! Porci maledetti!

La redazione di Ottocento è stata molto colpita da queste parole. Parole dure. Parole come, per esempio:

Ha avviato collaborazioni con il carcere Beccaria di Milano, l’associazione Handicap e il progetto Puzzle for Peace

Parole come “mercato vintage”, “presenza di rilievo” in “Fa La cosa Giusta”, “designers”, “djs”, “promoters”, “anni luce dai vecchi schemi ideologici”, “campo di battaglia culturale”, “stimoli interessanti e creativi”…

Parole, infine, come “free bitte”, che è l’anagramma di “free tibet”. Che divertente. Ecco, dopo tutte queste parole la nostra domanda è la seguente:

E QUALE PARTE DI “SIETE UNA FOTTUTA DISCOTECA” NON E’ CHIARA?

Invitiamo i soci a riflettere sul significato arbitrario, ma non per questo meno appropriato, di puro pretesto.

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E infatti…

Posted by kaiza su 24/05/2008

Come volevasi dimostrare, la strategia governativa di fare la voce grossa è risultata efficace: subito i napoletani hanno abbassato le orecchie e hanno gemuto, tremando: “uuuuh, che paura!”

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Napoli colera!

Posted by kaiza su 22/05/2008

Via a 7 discariche, carcere per chi le blocca

NAPOLI — La lista dei «siti» dove saranno portati i rifiuti è rimasta segreta appena poche ore. Poco dopo le 21, quando a Palazzo Chigi sono arrivati i vertici delle Forze dell’ordine, il prefetto di Napoli Alessandro Pansa e quelli delle altre province campane, è apparso chiaro che la «militarizzazione» era di fatto scattata. Perché questo ha deciso il governo per far fronte all’emergenza rifiuti: a presidiare le discariche saranno mandati i soldati, chi tenterà di forzare il blocco di sorveglianza rischia l’arresto fino a un anno, per chi organizza i disordini gli anni di carcere salgono a cinque. Usa toni da «stato di guerra» il premier Silvio Berlusconi quando di fronte a centinaia di giornalisti illustra il piano varato dal suo esecutivo. Dice che il problema sarà affrontato «come fosse un terremoto o un’eruzione vulcanica», spiega che «il tempo è scaduto» e dunque «si fanno scelte dolorose e difficili, con umiltà e fermezza».

Tralasciando il fatto che è dal ’94, che il tempo è scaduto, siamo orgogliosi che finalmente il Governo segua la linea di pensiero di Ottocento, ovvero la Punizione Senza Spiegazioni(TM). A meno che non si voglia considerare “si fanno scelte dolorose e difficili, con umiltà (?) e fermezza” una sensibilizzazione dei cittadini al problema, incredibilmente condensata. Ad ogni modo, siamo soddisfatti dell’approccio: punire senza educare funziona da generazioni con i bambini, è ampiamente dimostrato; perché non dovrebbe funzionare con i terroni?

L’unico aspetto che ancora non ci convince è la mancanza di originalità nell’opporre l’esercito (ventenni devianti con armi da fuoco) alla popolazione civile (venti-sessantenni incazzati con armi bianche E da fuoco). Nonostante dimostri sicuramente carattere, questa strategia sa di già visto, già sentito; diciamo che ci ricorda il G8 di Genova, e sappiamo come è andata a finire:

Non vogliamo altri carabinieri umiliati e feriti, vero?

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Pausa di riflessione

Posted by kaiza su 21/05/2008

Riflessione un cazzo, siamo fermi causa guasto ai sistemi informatici. Per fare una battuta da geek, anche quando si rompono i pc è tutta colpa di ‘sti ROM di merda. He.

Per tenervi compagnia, eccovi una Old veramente da matusa:

ECCO LE REGOLE DELL”AGGANCIO‘ IN DISCOTECA

Lui, lei, ecco le regole non scritte che governano i flirt nei locali e nelle discoteche: vince la tradizione, con l’uomo ‘conquistatore’, la donna che aspetta le sue avanches, sceglie se accettarle o rifiutarle se non è interessata, ma che si guarda bene dal ‘mettersi a caccia’ come lui.

A decifrarle il giovane psicologo Hans Andersson della Umea University in Svezia con una serie di questionari e studi ‘sul campo’ in night club e pub.

‘Rimorchiare’ e flirtare sono una delle attività preferite dei giovani che trascorrono la serata in pub e discoteche, per gli uomini l”acchiappò è spesso lo scopo principe della serata. Ma finora nessuno aveva mai eseguito uno studio sul ‘fenomeno’.

Lo studio di Andersson ha svelato le regole non scritte del gioco dei ‘rituali di accoppiamento’ nei locali notturni e mostrato che la regola principe è la tradizione, il rispetto cioé delle stereotipate differenze tra i sessi e delle ‘norme di galateo’ che regolano i comportamenti di lui e lei.

L’uomo all’azione è cacciatore, il suo scopo è la conquista, ha trovato Andersson, anche se spesso alcuni conquistano solamente per il piacere di sentirsi degli abili seduttori, perché il divertimento è sapersi in grado di conquistarla e non il ‘bottino’ in sé.

Lei invece ‘rispetta’ le norme sessuali, per cui non ‘sta bene rimorchiare’ per una ragazza; meglio aspettare di essere ‘adescate’ e scegliere se dare o meno il proprio ‘placet’ al conquistatore di turno.

Lei ‘flirta’, gioca, si fa notare, ma non va mai alla conquista attiva. Insomma, ha concluso Andersson, dopo molte decadi di parità tra i sessi, nella vita notturna a vincere resta la tradizione con le norme sessuali del passato quando era l’uomo il ‘sesso forte’ e la donna che nel rispetto della ‘moralita” si lascia avvicinare, riservandosi però la scelta finale.

Ma lo ha scritto il traduttore automatico di Google? Tralasciando le virgolette messe a caso (“rimorchiare” sì, “flirtare” no, “rispetta” sì, “avanches” no), sembra una di quelle catene “curiose” con nomi inventati (Hans Andersson è come dire Mario Rossi) che presentano fatti effettivamente inaspettati solo per i disabili mentali e gli impiegati quarantenni con una posizione dal nome inglese e lo stipendio di millecinquecento euro. Costoro la gireranno subito agli amici e al diretto superiore per ingraziarselo, anticipando l’allegato con “Ecco perché Gigi cucca tutte le bionde…….. e Max i travoni!!!!!!!!”

Salutazioni.

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Intermezzo (4)

Posted by kaiza su 18/05/2008

Quanto vi apprestate a leggere è l’ottava puntata di “Life in Bassano del Grappa”, episodica strip del protocollare Mattioli2. L’opera narra di un ignoto imprenditore che, causa radiazioni nefaste ed inaspettate, diventa l’Anticristo (un po’ come Di Pietro). Al grido di “muorite genti”, egli tenta di soggiogare il prossimo. Ciò non ostante, i di lui poteri sono troppo vacui, imperciocché ei decide di evocare la testa di Daniele Piombi che spara raggi laser dalle malefiche iridi. Questi subito s’adopra per distruggere Parigi, la Muraglia Cinese (con terrore dei Cinesi che temono una novella invasione mongola) e la teca dell’Ara Pacis, con soddisfazione del Nvovo Romano Sindaco. Frattanto, un ufo rapisce un air guitarist, un commercialista, un vu cumprà et cetera.

Trovate le altre puntate qui.

life in bassano

Ah ah ah. Come? Sentiamo levarsi l’insolente protesta che, oltre ad essere disegnato male, questo fumetto presenta una storia assurda.

Davvero?

MOSCA – Gli ultimi adepti si una setta ortodossa russa che si erano nascosti dal novembre scorso all’interno di una grotta in attesa della fine del mondo prevista per maggio, sono risaliti in superficie. Lo ha annunciato il capo dell’amministrazione regionale di Penza (circa 600 km a sud est di Mosca), citato dall’agenzia Interfax.

Si chiude con un bilancio di due donne morte l’avventura di una setta che si era chiusa in una grotta della regione di Pensa (Russia centrale), convinta che la fine del mondo sarebbe arrivata a fine maggio. I sanitari hanno chiesto di entrare per portare via i due cadaveri – una anziana era morta di cancro, l’altra probabilmente per consunzione – e hanno poi chiesto agli altri di seguirli fuori. Nessuno ha opposto resistenza, secondo quanto ha riferito la polizia all’agenzia Itar-Tass. Il grosso del gruppo, inizialmente 35 persone fra cui quattro bambini, era già uscito all’inizio della primavera in seguito a un crollo dovuto alle inondazioni del disgelo. In tutto 24 persone, fra cui i bambini. Il leader del gruppo, Piotr Kusnetzov, era uscito con loro, e si trova in ospedale a causa di misteriose ferite alla testa. Secondo gli inquirenti, avrebbe tentato di suicidarsi battendosi la testa con un pezzo di legno perché la fine del mondo non era arrivata.

Hai tutta la nostra solidarietà, Piotr. Anzi, pensiamo che tu sia l’unico che meriti il nostro cinque per mille.

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Report è peggio del TG2

Posted by kaiza su 14/05/2008

Tutti conosciamo il TG2: è un rotocalco di propaganda cattolica. Una volta accettato questo diventa anche piacevole guardarlo, soprattutto per la simpatica animazione che sancisce l’inizio della “Parte 2”. Proprio nella seconda parte, il 12 maggio, passa un servizio di… informazione scientifica:

Notato niente? Esatto, due cose:

1) E’ comicamente fazioso. “L’intervista all’esperto” sembra una di quelle fake degli spot Valleverde: “Signor Valleverde, è vero che le sue scarpe rispettano l’ambiente?” Che cosa dovrebbe rispondere: “Ovviamente no, i camosci vengono sodomizzati dai loro carcerieri prima di essere uccisi tramite percosse con cubi di ghiaccio”?

Oppure: l’immagine di una “comunità scientifica laicamente spregiudicata” che sconfigge “la resistenza della Chiesa Cattolica” rievoca la battaglia tra l’Armata dell’Oscuro Signore e gli Alleati di Gandalf, o tra il perfido Uomo Rinoceronte e l’eroico Uomo Ragno (o è Venom?).

E che dire della contrapposizione tra gli oscuri e freddi termini inglesi (che fanno molto scientifico) come serial sibling o il SIA (? CEER? CR?) – gli embrioni chimera, insomma – e termini accoglienti e cristiani come “figura paterna” e “bebè”?

2) E’ approssimativamente scandalistico.

“In parte umano, in parte animale. E’ questo in sostanza l’embrione chimera”

Ciò è fuorviante. Se l’affermazione è denotativamente corretta, è altresì vero che le percentuali che si formano nella nostra mente sono “50% – 50%”, e non “99,9% – <0,1%” come dovrebbe essere. Quindi no: in sostanza non è questo per un cazzo.

Stesso problema:

“Un mix di DNA umano e cellule animali in misura inferiore al 1%”

Tecnicamente sì, senonché quando la percentuale è 0,1 è molto inferiore al 1%, quindi l’approssimazione è completamente arbitraria; più corretto sarebbe stato dire “praticamente zero”. A differenza del TG2, che fa parte di un paese dove la licenza di sperimentazione non è stata richiesta, esterno alla vicenda e quindi, in teoria, con maggiori possibilità di un giudizio obiettivo, la BBC dedica un grande spazio all’approfondimento: due pagine internet con i contro e i pro (dov’era il secondo esperto nel servizio del TG2?), nonché ulteriori link tra i quali, per esempio, le FAQ!

Fin qui, tuttavia, niente di particolarmente sconvolgente: come anticipato e noto, il TG2 è la versione TV dell’Avvenire, quindi ha tutti i malus di un tipico quotidiano italiano (l’approssimazione scandalistica) uniti a quelli dell’essere cattolico (la comica faziosità). Passiamo quindi a Report.

Report è un programma che piace a tutti tranne che a coloro che non dovrebbero avere il diritto di voto. Però è peggio del TG2. Perché? Prendiamo due esempi “a caso”:

1) WI-FI: UN SEGNALE DI ALLARME

Qui il problema è, guarda caso, l’approssimazione scandalistica: d’altra parte lo scandalo è la base di questo “giornalismo d’inchiesta”. Senonché l’inchiesta dovrebbe avere come obiettivi la ricerca della verità, l’informazione al fruitore e l’approfondimento sul caso, non il solito “cerchiamo di confermare la nostra tesi che quanto vi stiamo mostrando è negativo per voi, altrimenti dobbiamo chiudere il programma”.

Partendo dal presupposto che “nessuna tecnologia è esente da rischi: vanno soppesati rispetto ai benefici”, elenchiamo per completezza alcune obiezioni (prese da qui) al servizio di Report:

1)

il servizio di Report e BBC fa un po’ di confusione fra studi sui segnali delle reti cellulari e segnali wifi e manda messaggi poco chiari e contraddittori: da un lato fa notare che i livelli rilevati dai test condotti per il servizio sono risultati “comunque entro i limiti di sicurezza posti dal Regno Unito, addirittura 600 volte inferiori”; dall’altro dice che i segnali wifi, nel test specifico, sono risultati “tre volte l’intensità dell’antenna [cellulare] più vicina, non in modo continuo, ma durante le fasi di download”.

2)

l’Organizzazione Mondiale per la Sanità ha condotto uno studio sulla presunta pericolosità del Wifi, la cui conclusione è che sulla base dei “bassissimi livelli di esposizione e dei risultati di ricerca raccolti fin qui, non ci sono prove scientifiche convincenti di effetti nocivi sulla salute da parte dei deboli segnali RF delle stazioni base e delle reti senza fili”.

3)

La sensazione che si voglia sensazionalizzare un argomento, fornendone un quadro molto parziale per lanciare l’ennesimo allarme contro le tecnologie, è forte: per esempio, a quanto mi risulta, Report non ha aggiornato il servizio della BBC per tenere conto del fatto che (come nota la BBC stessa) erano state mosse delle contestazioni riconosciute valide dalla stessa BBC (i dettagli sono qui): il professor Michael Repacholi, scienziato intervistato nel servizio, ha protestato dicendo che le questioni scientifiche erano state presentate in modo non equilibrato e che la sua intervista era stata gestita in modo non equo.

Infatti la BBC ha accettato le contestazioni, che non sono di poco conto: Repacholi era stato presentato come voce minoritaria (unica voce scientifica a sostenere la non dimostrata pericolosità del wifi) contro tre scienziati e altri intervistati sostenitori della pericolosità, dando “un quadro ingannevole dello stato delle opinioni scientifiche sulla materia”. Non solo: “il contributo del professor Repacholi è stato presentato in un contesto che suggeriva agli spettatori che la sua indipendenza scientifica era in dubbio”, dice la BBC, “mentre gli altri scienziati sono stati presentati in modo acritico. Questo ha rinforzato l’impressione ingannevole ed è stato scorretto nei confronti del professor Repacholi”. Repacholi era stato accusato di aver preso soldi dagli operatori telefonici per tacere i rischi delle loro emissioni elettromagnetiche.

4)

La BBC ha imposto che le contestazioni vengano allegate al servizio (“The finding against this edition of Panorama will be marked on the programme website in the appropriate place”): Raitre no?

2) BUON APPETITO!

In questo dossier si parla dei costi della grande distribuzione, dell’energia impiegata per trasportare gli alimenti dal luogo di produzione a quello di vendita, dell’alimentazione “a chilometri zero”, dei vantaggi dell’acquisto dei prodotti locali rispetto a quelli di importazione, ecc. Il tutto ci fa riflettere anche se, guarda caso, è completamente volto alla dimostrazione della tesi degli autori piuttosto che ad una effettiva divulgazione di informazioni. Ecco perché Dario Bressanini, che scrive per Le Scienze, scrive un breve articolo contro la spesa a chilometri zero. Conclusioni:

Fin qui gli studi. Permettetemi ora qualche considerazione personale: ma perché c’è tutto questo parlare di “chilometri zero” per il cibo e non per, chennesò, l’acquisto di una bicicletta, o di un vestito, di un paio di scarpe o di un detersivo, o un mazzo di rose? Si dirà che mangiamo ogni giorno, ma non acquistiamo una bicicletta tutti i giorni. Vero. Ma è anche vero che acquistiamo beni di consumo tutti i giorni. Se davvero uno crede (perché di ‘fede’ si sta parlando, stante i rapporti che vi ho illustrato) nel “km 0” mi aspetto che applichi questa ricetta a tutti gli acquisti, non solo a quelli più comodi. Ho qualche dubbio che questo succeda realmente. Ho invece il sospetto che il km 0 vada bene sino a quando si tratta semplicemente di cambiare bancone da cui prendere la stessa tipologia di prodotto. Tutto sommato costa poca fatica…

Quando però a parlare di chilometri percorsi sono organizzazioni come la Coldiretti, o Slow Food, che, giustamente, promuovono i prodotti DOP e tutto quello che di buono l’Italia agroalimentare produce, ecco, mi sembra una contraddizione. Forse che il Lardo di Colonnata posso mangiarlo solo a Colonnata? La Cipolla di Tropea solo a Tropea? Non contano questi come chilometri? Che senso ha tuonare contro il vino (per altro ottimo) importato dall’Australia e poi compiacersi per le vendite di vino Italiano negli USA? Ci vanno a nuoto le bottiglie a New York? Per non parlare di frutta e verdura: l’Italia è un paese esportatore, e una mela Italiana acquistata a Londra non è certo a “miglia zero”. Slow Food esalta il “formaggio a km 0” ma allo stesso tempo promuove, giustamente, il pecorino siciliano D.O.P.

La O di D.O.P. sta per Origine, e se io, in quel di Como, acquisto questo pecorino (per altro una delizia, con sopra un poco di gelatina al malvasia! ) lo mangio in spregio al chilometraggio percorso. E, no! non ho il minimo senso di colpa -P

Insomma, un po’ di coerenza! Mi dispiace, ma sento puzza di protezionismo, da un lato, e “ideologia spicciola” dall’altro (e certi argomenti andrebbero esclusi da un dibattito che è, alla radice, di natura scientifica ed economica)

E anche:

La mia personale impressione è che in realtà lo slogan della spesa a km 0, nonostante abbia poco senso economico e scientifico, sia destinato a rimanere tra noi ancora per un po’, per il semplice fatto che viene utilizzato come strumento di marketing e di promozione commerciale. Detto brutalmente, si vuole vendere non solo un pomodoro prodotto localmente, ma anche l’idea che in questo modo state “salvando il mondo” (indipendentemente dal fatto che sia vero o meno), approfittando del fatto che su una fascia di consumatori “attenti” questi messaggi fanno presa.

Insomma, se comperate cibo prodotto vicino a voi (e io lo faccio: ottimi ad esempio i distributori di latte crudo), fatelo perché è di buona qualità ed ha un buon prezzo, poiché i benefici per l’ambiente sono tutt’altro che dimostrati e, anzi, potrebbero anche essere inferiori a quelli ottenibili acquistando cibi prodotti a migliaia di chilometri di distanza. in mancanza di altre informazioni, privilegiate il giusto rapporto qualità/prezzo.

Perché, in apertura, abbiamo detto che Report è peggio del TG2, dunque? Per due motivi. Anzitutto, perché essendo più autorevole, è più probabile che quanto vi si trova di disinformativo venga invece assunto come informativo; cioè, è più pericoloso. In secondo luogo, per portare avanti la nostra tesi sull’equivalenza tra i tentativi di ridurre l’irriducibilmente complesso e l’approssimazione, la differenza tra l’approssimazione e la semplificazione, e la negatività dell’approssimazione nell’informazione. Donde le seguenti conclusioni:

1) La faziosità è, come noto, inevitabile – senza contare che ci piace. Ricordiamo, infatti, che la redazione di Ottocento non solo è faziosa, ma anche censoria ed antidemocratica. Quando poi la faziosità produce effetti comici, allora la adoriamo.

2) Il problema vero è nell’approssimazione scandalistica. Servizi come quelli del TG2 o di Report, o affermazioni come “Report è peggiore del TG2”, sono abbastanza approssimati da contenere inevitabilmente stronzate. Andiamo, il TG2 è una merda, come si fa a pensare che Report sia peggio? Eppure è facilmente dimostrabile, basta seguire la tecnica argomentativa tutta italiana ed evitare le informazioni scomode poiché contrarie a quanto vogliamo dimostrare invece che controbatterle con informazioni più attendibili, oppure approssimare abbastanza i dati da renderli fuorvianti.

3) La redazione di Ottocento ritiene che tutte le cose siano irrimediabilmente complesse, o irriducibili. Tentare di semplificare è umano e inevitabile. Tentare di supersemplificare, però, è tipico di un pensiero greco-romano che trova sempre meno fondamenta alla luce dei progressi scientifici (si pensi alla teoria quantistica): la scienza, insomma, mostra che apparentemente è tutto molto più complicato di quanto siamo abituati a pensare; cercare di supersemplificare questa complessità tramite le solite coppie binomiche, antinomiche o i soliti trinomi dialettici ha come conseguenza l’approssimazione. Che (nell’informazione) è spesso male.

4) Non è impossibile semplificare, ma bisogna accettare dei limiti che rendono l’informazione più difficile da pensare di quanto siamo abituati a fare. Ad esempio: il numero 0,73913043478260869565217391304348 eccetera è molto noioso. Possiamo dire che è 0,8, che è 1, che è meno di 5. Sono approssimazioni arbitrarie e in genere servono per dimostrare le nostre tesi. Oppure possiamo dire che è 17/23, e lasciamo al lettore la responsabilità di formare nella propria mente l’immagine di quanto cazzo è in pratica.

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L’Anticristo

Posted by kaiza su 13/05/2008

Mentre Travaglio ci ricorda giustamente di diffidare dall’insopportabile clima politico del volemose bene – che tanto rievoca gli orrendi servizi positivi in chiusura di telegiornale, atti a farti dimenticare tutta la merda che hai visto fino a quel momento – Berlusconi fa il Veltroni in un intervento che parla del Nord ma anche del Sud, contro l’aborto ma non contro l’aborto, contro l’immigrazione ma anche a favore dell’immigrazione, a favore della ricchezza ma anche a favore della povertà. O qualcosa del genere.

La differenza con Veltroni è che Berlusconi fa il Veltroni meglio di Veltroni. Per esempio, sceglie di fare il tipico discorso remissivo, fiducioso e all-inclusive di stampo prodo-veltroniano *dopo* aver vinto le elezioni – con una campagna aggressiva, sfiduciata e most-exclusive, peraltro. Tempistica, anyone? Non è tutto: poiché Berlusconi = Veltroni +1, ci aggiunge anche un bel God bless America all’italiana:

«Per aiutare tutti noi invochiamo l’aiuto di Dio e anche un po’ di fortuna che, come si sa, va aiutata con coraggio e virtù»

Bravò, come dicono sbagliando nel resto del mondo.

Veltroni, dal canto suo, fa ciò che ha sempre fatto: fallisce nelle aspettative dei suoi elettori come leader di una corrente politica e riesce invece nel suo intento di essere un ottimo secondo in comando, più docile degli stessi alleati. Al posto suo parla Franceschini, una di quelle persone di cui nessuno ricorderà, dopo l’uscita dalla vita politica, che ne abbia mai preso parte.

A questo punto parte il solito “walzer di dichiarazioni”: il pluri-indagato Cesa fa le solite dichiarazioni sulla famiglia, seguite dalla solita contestazione del solito Pannella che-

UN MOMENTO.

Quello… quello lì non è Pannella. CRISTO SANTO QUELLO E’ DI PIETRO!

«La mano tesa di Berlusconi mi sembra come la zampa tesa dal lupo all’agnello». Quello del premier alla Camera, «è stato un discorso papista e pseudobuonista con cui vuole addormentare le coscienze per agire indisturbato» e prova ne è, secondo Di Pietro, che Berlusconi «non ha detto niente sul conflitto di interessi e sulla giustizia». Per questo, ha sottolineato, «l’Idv non cadrà nella trappola tesa da Berlusconi per non avere opposizione in Parlamento, vogliamo che faccia chiarezza, che dica come risolvere i problemi». Quanto al Pd, «non so se e quale opposizione faccia. Io prima constato, poi dò il costato».

CHE COSA???

Se B = V+1, allora DP = WINx10. Voci inattendibili sostengono abbia anche aggiunto “e comunque viva la figa”, ma siamo in attesa di conferme.

L’Italia dei Valori Radicali. Ci piace. Daje, Di Pie’. Daje deppiù!

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Welcome back, parte seconda

Posted by kaiza su 11/05/2008

RAI: SCHIFANI, C’E’ CHI VUOLE MINARE DIALOGO

ROMA – ”Si tratta di fatti inconsistenti e manipolati che non hanno dignita’ di generare sospetti. La verita’ e’ che qualcuno vuole minare il dialogo ed il confronto costruttivo che ha caratterizzato l’inizio di questa legislatura”.

Ancora una volta, bentornati indietro. Precisamente al 18 aprile 2002, giorno dell’Editto Bulgaro. Soliti nomi, solite facce, solita aggressione, solito governo. Che fortuita coincidenza. E’ tutto così Old news che a nostro avviso al posto di Travaglio, può rispondere Luttazzi:

Visto? Stessi nomi, stesse facce, stesso governo, e stessa analogia. Sorprendente!

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